Un po’ di mondo, un po’ di musica

Da puro profano della musica trovo splendido questo progetto per le facce dei protagonisti, per le ambientazioni, per i contesti molto poco strutturati. Bello.

Sittin’ On The Dock Of The Bay from Playing For Change on Vimeo.

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Estinguiamoci /1

Ci sono dei segni, per chi li sa leggere, che fanno capire, o per lo meno intuire, che la fine di una razza è vicina. Parte, oggi, ‘sta splendida rubrica a episodi.

Affinità di scoppia. C’è uno spot, proprio in questi giorni su una rete nazionale, dove una bella ragazza, in un bar, in piedi di fronte ad un bel ragazzo, invia il suo nome e quello del ragazzo al servizio sopra indicato, riceve un sms con indice molto basso di affinità di coppia (3%), prende una bibita dal bancone e la schiaffa sul muso del tipo. Se un servizio del genere è pensato, creato e pubblicizzato su di una rete nazionale (con quel che costa!) vuol dire che c’è chi lo usa. Girati, potrebbe essere lì vicino a te!
Horror vacui. Sabato pomeriggio, al campo da calcio, prima della partita dei pargoli, un papà ad un altro papà: “Guarda, se non ho qualcosa da fare, mi scoppia la testa. Certe domeniche, è una cosa tremenda: mi vien mal di testa, dal mattino, deve prendere continuamente dei Moment o delle bustine”. Poi dici il tempo libero.

Amatoriali location

Il Caporale ha sempre avuto un naso particolare per il settore. Seguendo la notiziona m’è venuto in mente un video tristissimo del genere amatoriale, giunto sotto gli occhi qualche anno fa poiché nello stesso DVD assieme ad alcuni game per console, prestati da un vicino superappassionato: due uomini ed una signora che macinavano sesso e pareva loro bello registrarlo per renderne edotti tutti coloro che. Tutto amatorialmente classico: la solita mascherina tristanzuola, la pancetta dei due maschi (la signora aveva un suo perché, fisicamente) ma cosa veramente sconfortante era la location: un divano scialbo in un soggiorno-cucina, con tanto di accenno al piano cottura, in uno dei rarissimi movimenti di camera. Dopo trenta secondi del filmato già m’era calata la tristezza ma il vero colpo all’eros si palesò in un momento di “cambio di posizione” del trio: uno dei due maschi si appoggiò al bordo superiore dello schienale del divano e, nel trovar supporto per lo sforzo amatoriale, fece scendere un lembo di quello che era un improvvisato copridivano, lasciando intravvedere un notevole buco nella gommapiuma del rivestimento. Ricordo benissimo la sensazione di disagio nel vedere quello squallore, non per una questione morale ma proprio per l’insieme infausto della scena: gli sguardi allupati dei due maschi, dietro la mascherina, il sorriso quasi inebetito della donna, intenta ad assecondare i due in maniera quasi meccanica ed il tutto su quel divano che maldestramente si era cercato di ricoprire ma inevitabilmente sfatto e sdrucito.
Ognuno c’ha le sue perversioni, si sa, ma se voglio vedermi un gran film d’avventura mi noleggio una produzione ben confezionata, con bravi attori, belle musiche, ottima fotografia, mica mi guardo il filmino girato da mio zio sulla sua gita in barca lungo l’Adige. Soprattutto se quel giorno era piovuto e lo zio aveva tremato tutto il tempo.

Straniamento

Provate a guardarvi, di filato uno via l’altro, il TG delle 13.00 di Rai 2 e il TG delle 13.30 su LA7. Se riuscite ad arrivare alla fine, vi sembrerà di aver visto descritte due Italie differenti, due mondi differenti. E’ straniante.

dr. Morgue

Capita di trovare, ogni tanto, qualche nuovo fumetto e capita, ogni tanto, che sia un pezzo davvero particolare. E’ appena uscito il primo numero del bimestrale “dr. Morgue”, edito dalla Starcomics. Di questa casa editrice sto seguendo un altro titolo interessante (“The secret”) ed ho collezionato alcune serie ora concluse (“Cornelio”, “Khor”, “Nemrod”, “Valter Buio”) ma dr. Morgue mi sembra un progetto particolarmente intrigante. E’ ambientato a Montreal e il protagonista è un coroner piuttosto bizzarro. Già il poter sorridere di qualche battuta vale il prezzo di copertina, se poi in più c’è una trama non scontata, una buona sceneggiatura e un bel tratto ci si potrebbe anche affezionare tanto da comprarlo ogni due mesi. A completamento della buona recensione due curiosità dal primo numero: la Sindrome di Asperger e il dente epistrofeo: un fumetto che mi costringe a prendere appunti e consultare l’enciclopedia ha tutta la mia stima.
Riferimenti: StarcomicsBlog del fumetto

Di film, di critiche e di ‘sta ceppa

Due anni fa, a Riva del Garda, l’ho visto, seduto nella sala grande durante il convegnone finale, in una delle file di mezzo, verso una porta, e non ho resistito: gli ho detto: “Sei Matteo Bordone?”. Lui alza gli occhi piano dallo schermo del portatile, mi squadra e annuisce. “Piacere. Son contento di conoscerti. Ciao”, ho girato i tacchi e me ne sono andato. L’avevo sentito qualche volta alla radio, letto qualcosetta in giro, poi ho iniziato a seguirlo con più attenzione, poi… Insomma, per non far fuffa: è uno che mi piace, per tante cose e su tante. Poi son persona di campagna e, come è noto, quando il villico vede il cittadino e per di più “quello famoso che ci piacerebbe conoscerlo”, gli prende tutta una cosa…
Ieri poi ha cacciato giù un pezzo sul cinema che m’è sembrato una manna: paro paro quello che ho sempre pensato e mai son riuscito a dire bene. Prendi questa, ad esempio:

Non ti piace Avatar? Ignoralo fin da prima. Quando te ne parlano, rispondi che non ti interessa. Perché se trovi deprecabile un film come Avatar, allora ti vogliamo sul pezzo, ti vogliamo attento e critico su altre forme di narrativa popolare, che poi è quella che segui con più attenzione, no? Se invece ti piacciono solo le forme alte — si possono amare tutte e due, ma in quel caso non si arricciano angoli della bocca, non ci si manifesta imbarazzati — ci farebbe piacere che tu ti dedicassi a quelle, ma con grande dedizione, però. Il cinema, se vuoi un consiglio, è già un’arte degenerata.

Splendido! Merita che leggiate anche tutto il resto.
“Avatar” l’andrò a vedere, con lo stesso spirito di sempre, con la curiosità per una grande storia e per quello che può rappresentare come fenomeno. Poi che ci si metta a discutere o meno sul senso, sugli spunti che se ne possono trarre, su tutto quanto si vuole sarebbe meglio che lo si facesse dopo averlo visto. Se ci siano altri dibattiti più o meno importanti, più o meno pressanti, e mi riferisco anche a questa cosa del buon Squonk, sta alla visione che ognuno c’ha, come sempre.

Bravo Bordone!