Il fabbricatore di storie

Siamo sul treno Vicenza-Treviso, un regionale col servizio di trasporto bici. Ci sono solo 2 posti per le bici, uno è occupato. Il tizio che ha lì la sua bici ci fa: Dove andate?
A Treviso.
Allora mettete le vostre sui porta, la mia la poggia sopra le vostre, tanto scendo tra due fermate.
Grazie, ben gentile. Ci sediamo davanti al benefattore. E’ un tipo bruno, quasi quarant’anni, bici vecchiotta, una specie di borsetta nel portaoggetti posteriore.
Andate a fare una gita?
Sì, vogliamo percorrere la ciclabile che da treviso va fino in Laguna, costeggiando il Sile.
Ah bene.
Ha voglia di parlare, lo si percepisce subito. C’ha un qualcosa di strano, che non riesco a focalizzare subito.
Cosa fate per sbarcare il lunario?
Glielo diciamo, senza tanti fronzoli.
Adesso capisco: le bermuda ed i calzini! I calzini sono troppo stonati: giallino/crema, col moccasino in pelle scura. Le bermuda, blu, più serie che sportive, sono un programma. Ora: non le devi tenere per forza giù dalla vita come i supergiovani, anche un dito sopra la vita va bene, se però le hai a metà tra la vita e le spalle è troppo, veramente troppo.
-… e tu cosa fai?
Non aspettava altro: è un fiume in piena, sa di avere solo due fermate per raccontarci “il meglio di”. Abbiamo dato fuoco alla miccia.
Tendenzialmente quando ascolto qualcuno non mi pongo costantemente la domanda se mi stia raccontando o meno delle fregnacce, a meno che non lo siano palesemente. Così ascolto assorto. Gion Din, che è con me, mi guarda storto e pare distrarsi. Ci scambiamo battute, col tipo, gli racconto anche un paio di fatterelli delle mie ultime vacanze. Lui parla e parla e in sintesi (in corsivo le frasi sue letterali):
– si occupata di controllo di qualità in uno stabilimento del leader europeo del packaging (67% del mercato) “Sono loro che dettano legge in questo mercato
– ha iniziato come posatore di pavimenti (lunga panoramica sull’evoluzione della tecnica, dai demolitori ad aria agli attuali robot telecomandati, con tanto di dati scientifici), poi ha avuto un problema alla schiena e l’hanno fatto capo-cantiere. Ha lasciato perché “mi hanno insegnato a lavorare quelli del ’30, per loro dritto era dritto, quando ho iniziato ad avere a che fare con albanesi e slavi che lavoravano senza badare al dritto o storto e non sanno nemmeno leggere un disegno, ho mollato
– sta studiando, suo padre non glielo aveva permesso a sta portando avanti il suo Cepu
– ha un grande progetto, con una russa di Lendinare originaria di San Pietroburgo ed un’altra, originaria del centro di Mosca, che abita a Malo: un’agenzia di intermediazione per compravendite immobiliari
– ha saputo che sono riusciti a vendere, ancora sulla carta, una costruzione a piramide (in Medio Oriente hanno dei precisi canoni architettonici) con 200 appartamenti e 10 negozi all’interno. Gli appartamento sono grandi, eh, minimo tricamere. Le piramidi saranno 6, in totale
– ha in ballo, con le due russe, una trattativa per un qualcosa che ha a che fare con un Hilton a Milano, da vendere a dei russi per circa 10 milioni di euro. “I russi vogliono comprare, mica mandano via la gente che c’è dentro, no, si fanno pagare l’affitto, a loro interessa comprare“. Pare sia perché l’Italia, nonostante tutto, è un paese solido e sicuro per gli investimenti
– a parecchi contatti, che lo aiutano in diversi campi: in Provincia, in Regione e presso la Guardia di finanza
Incastona nei racconti perle con analisi sui costi delle transazioni, sul fatto che conviene usare i mezzi pubblici, sulle multe dei vigili.

Fin qua pare tranquillo. Poi si infervora raccontandoci di un problema di consegne, qualche agosto fa quando lavorava in un cantiere, che ha gestito comunque senza nessun problema, imponendo i termini contrattuali. Si trattativa di un qualcosa in resina, fabbricata allora solo in Lombardia. Era in vacanza in montagna con la morosa in un albergo (poi diventata osteria più avanti col discorso). Voleva scopare tranquillamente.

Sul sesso sbrocca. Inizia a raccontarci di quando, nei cantieri, andava a boschi, mica aveva bisogno del viagra, aveva vent’anni, tanti ovetti sbattuti. Infarcisce il racconto con una caterva di bestemmie e ride, ride troppo. Ah, i boschi, le bestemmie, gli ovetti sbattuti, le bestemmie, le donne, le bestemmie.

Fortunatamente arriva la sua fermata. Ci sorride, saluta e scende.

Gion Din mi guarda allibito: ma tu credi a tutto? Sai, Gion, non sto lì a far caso al pelo sull’uovo. Però ho l’impressione che non fosse del tutto a posto.
Gion, da quel momento in poi, mi smonta tutti i discorsi, pezzetto per pezzetto, trovando le imprecisioni, le contraddizioni, le stonature. Più volte nella giornata torniamo sul tizio: gli ho anche dato un paio di storielle nuove da appiccicare al suo canovaccio…

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La fama raggiunta

Uno apre un blog per cosa? Per dire la sua, aprirsi al mondo, condividere, esser social, esprimersi? Balle, siate sinceri. Lo fa, l’ha sempre fatto e sempre lo farà, per essere pubblicato. Su carta, natualmente. Perché il bianco foglio (o giallino finto riciclato ecologico, che fa più fighetto) quand’è impalmato dall’inchiosto e il matrimonio porta il tuo nome c’ha un fascino che non ti dico. Guardate i più grandi: tutti han avuto pubblicato (o autopubblicato) un libercolo, un libricino, una manciatina di paginette messe bene in fila e copertinate. C’han scritto poi sul blog in lunghetto e larghetto, han messo un bel banner, invitato amici a leggerlo (ché i parenti avevan già dato) e via discorrendo. Attualmente i nuovi sviluppi portano alla rotativa quotidiana (Leonardo et similia): sempre scrittura su carta è, sempre un passettino in più verso l’immortalità imperitura dell’eternità infinità dei secoli dei secoli per sempre… (fermatemi, vi prego)

Bene.

Tutto questo a che pro? Solo per sfogare l’invidia? No, la Natura m’è stata benigna su ‘sta cosa: l’invidia è un sentimento che non tocca le mie corde cardiache (che ci crediate o meno). E’ per dire che anch’io ce l’ho fatta: m’avrebbero pubblicato (ma fin che non vedo la rivista non ci credo) un post su un notissimo rotocalco che parla di biciclette, questo capolavorone qua (senza il corsivo iniziale).
Per completezza della notizia va detto:
– è stato Gion Din ad avere l’idea, un po’ glielo hanno pure chiesto, e ha co-firmato il pezzo nella versione cartacea (era giusto, almeno per il disturbo)
– la Redazione è stata irremovibile: niente nick, nomi e cognomi, quindi non sarà mai collegabile a ‘sto blog qua (pur essendo sull’altro là che è stato venduto), non so se vale lo stesso…
– qua non si è visto un cent quindi: o Gion Din s’è imbertato tutto o, molto più probabile, si è fatto ancora una volta volontariato. Ma cosa non si farebbe per la fama?

Telefilm e tarantella

Mamma che puzza di chiuso!

Oggi si parla di telefilm. Da quando c’ho Sky mi son appasionato di tante serie, le si possono seguire meglio che altro, ed ho notato un altra cosa: non si guarda più, a casa mia, nessuna rete Mediaset. Propongovi quindi sommarie idee circa alcune serie, per condividere.
Battlestar Galactica (BG). Una seriona (attualmente alla quarta stagione su Sky) di fantascienza. M’era stata consigliata durante un incontro su un socialnetwork davvero esclusivo: la serata di inglese del martedì a Schio*. Iniziata la visione per curiosità son stato catturato totalmente. Nel giro di una settimana mi son procurato tuttti gli episodi della prima, seconda e terza serie, più le puntate extra (son due, almeno) e devo dire che è una serie molto particolare. Non è la solita fantascienza luci e colori alla Star Trek, dove tutti sono pulitini, fighettini, ci son tanti effettoni e tanti alieni umanoidi: in BG gli unici alieni sono i cyloni, più umani degli umani (o almeno tanto quanto), le ambientazioni sono più cupe e sporche, tanti sbevazzano e fumano e poco è speso in spettacolarità ad effetto. Poi ci son tanti e tanti spunti d’un certo livello: la religiosità, il rapporto uomo – macchina, la politica (nel senso più ampio possibile)- le leggi – le forze armate.
Dexter. Iniziata ieri sera la quarta stagione (FX su Sky) lo segnalo nuovamente con un pochetta di paura: l’esordio non è tranquillizzante. Non tanto per la tematica (se si segue un telefilm che parla di un serial killer non è che ti aspetti battute e capriole…) ma per il tono della stagione: se gli autori sono riusciti a tirar fuori una stagione almeno come le precedenti sono stati bravissimi a farlo con un inizio così strampalato e fiacco: Dexter che ha sonno, che si fa così condizionare dalla famiglia, che non riesce a sistemare al primo colpo una vittima per un abbiocco, insomma fanno storcere il naso.
– I napoletani. Non è un telefilm, è più una sofferenza: è tutta la settimana alla radio (sono state almeno 8 volte nella poca ascoltata) che sento osannare la napoletanità aggettivata come creativa, vivace, furba, scaltra, ingegnosa. Ecco, scusate l’insofferenza, probabilmente son solo coincidenze e casualità, ma oggi non mi pare proprio ci sia penuria di suddette doti, soprattutto quando slittano nel versante meno vicino alla legalità e continuare a porate a modello cotanto napoletanità non so quanto giovi ai napoletani stessi. Son poi tantini i modelli di tal virtù portata allo strapazzo e nemmeno ciò penso giovi alla povera Italia attuale. Lo dico (oltre che per il bene della Patria) perché ‘sto blog qua è molto seguito dai maggiori direttori della Rai e dai più in vista giornalisti e conduttori radiofonici.

* E’ un’iniziativa proprio carina che, ormai da anni, viene portata avanti da volontari in diversi comuni del vicentino (Schio, Thiene, Montecchio e, da poco, Castegnero). Funziona così: ci si ritrova in un luogo pubblico accogliente (di solito un bar) e si parla in inglese per un paio di ore.

Intimamente

Per coloro che dicono che son troppo riservato, che non mi apro mai, non dico niente di veramente intimo, di quanto ho dentro: qua c’è l’ecografia del pancreas, che altro volete?
pancreas

Liù

Son anni che, ogni tanto, mi torna in mente quel motivetto, magari la biascico di continuo per mezza giornata al lavoro:

Liù si stendeva su di noi
e ci dava un po’ di sè
senza chiederci perché…

Facevo le medie, tra il ’78 e il ’79, alla radio c’era sempre e gli ormoni cominciavano a bussare a certe porte. Forse è per questo che alcuni brani ti restano più piantati nei neuroni.
Canto male ma i motivetti son così, ti possiedono. Il nuovo collega, che nel ’78 era ancora una proteina nei meandri più reconditi del suo papà (il giovanetto è del 1986), si stufa e mi fa: “… ma non si potrebbe sentire in originale ‘sta canzone?” (lui è un musicista, chitarra in un gruppo hard rock, mi ha fatto sentire le loro canzonoi, due palle però, sembra tutto uguale)
Detto fatto: iTunes, Alunni del sole, Liù: 69 centesimi spesi proprio bene.
L’abbiamo ascolta tre volte, questa mattina. Alla fine mi ha ringraziato, perché versi come:

Liù su un letto caldo o su un divano
ingigantita su un falso piano

son robe che toccano chiunque.
Qui per chi vuole gradire e sa apprezzare.

Menta

ghiaccioliE’ un circolo vizioso.
Sono un goloso di ghiaccioli così, da maggio ad agosto, me ne asciugo mediamente 3-4 per 3 volte la settimana, di sera davanti alla TV. Mi piacciono tanto tutti i gusti, la menta poco poco, quindi finisco prima i gusti buoni e mi pappo, tra i tanti, anche un paio alla menta, controvoglia. Non è proprio una repulsione è più un senso di ostilità contro quel verde lì.
Comprandone scatole da 24 ed essendo la menta il gusto maggioritario mi ritrovo agli inizi di settembre con almeno due dozzine di ghiaccioli alla menta. Così passo le prime serate autunnali a ciucciarmi 3-4 pezzi controvoglia appunto. Arrivo ad ottobre che detesto la menta e quel retrogusto mi resta sino al maggio successivo.
E’ un circolo vizioso.

Io no

“La maggioranza degli italiani vorrebbe essere come me, si riconosce in me e condivide i miei comportamenti”” dice Berlusconi.
Io no.
Non mi piace niente, non mi riconosco in niente nè niente condivido, ma proprio niente di quell’individuo.
Vorrà dire che mi rassegnerò ad esser minoranza.