Il web “post-social”

Ho l’impressione che stia scemando, molto lentamente, l’ubriacatura da social. Piccoli segnali, ma costanti. Primo tra tutti: stanno tornando, nei blog che seguo, i commentatori. Certo, è un panorama molto piccolo, ma è una tendenza che mi pare sia registrabile. Credo che ci sia un nuovo interesse per “contenuti” originali, esposti anche in forme originali, quindi al di là dell’anonima forma di Facebook ad esempio, dove si possa ragionare e confrontarsi senza dover seguire timeline prestabilite e video di gattini.
Secondo segno: una certa disaffezione per i social in quanto tali che si può leggere sia in una minor fruizione degli stessi (qua mi baso su una cerchia di conoscenti, di diverse età e un pochetto variegata per le altre variabili) e un quasi “fastidio” dell’onnipresenza di un paio di essi. Credo che in diversi si siano stufati di vedere gli indirizzi di pagine facebook e account twitter che sono mere repliche di comunicati provenienti dal sito istituzionale dello stesso soggetto e che nulla aggiungono a suddette informazioni.
Magari mi sbaglio, certo non so cosa e come sarà il web 3.0 (ammesso che ci sarà), questo è quanto mi par di vedere, forse anche una sensazione.

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Obiettivi 2012

Da anni gli amici mi dicono: “Devi valorizzarti, datti degli obiettivi più prestigiosi, non accontentarti, vola alto, guarda qualcuno che ce l’ha fatta”. Ho deciso, per una volta, di ascoltarli. Guardatomi in giro ho scelto di seguire le orme, a mo’ di emulazione, di Zio Bonino, per affinità: siamo entrambi pelati, viviamo in provincia, abbiamo un blog. Io sono anche molto più alto di lui. Zio Bonino è un grande: ha vinto dei premi alla Blogfest, ha scritto dei libri, è seguitissimo: l’ideale come pietra di paragone. Ecco quindi gli obiettivi per il 2012, non in ordine di importanza:
1. scrivere un libro, direi un saggio filosofico (ho già un paio di idee nel cassetto);
2. vincere un premio alla Blogfest;
3. andare da FabioFazio come ospite per la presentazione del libro (Zio Bonino non ci è riuscito, ancora, vorrei superarlo);
4. diventare seguitissimo;
5. togliermi i polipi dalle fosse nasali;
6. suicidarmi se non riesco a raggiungere almeno uno dei precedenti obiettivi o, in alternativa, far sparire Zio Bonino (poi scrivere un libro sulla cosa, vincere un premio per il libro, andare da FabioFazio…) o, in alternativa ancora, cambiare il giro di amici.

Iperintegralismi

Poi si dice i salafiti, nell’Islam. Certo, là c’è l’aggravante delle azioni violente però, qui nel profondo nord, c’abbiamo i nostri integralisti religiosi, gli adepti del Circolo Christus Rex. E’ gente che ritiene Benedetto XVI un innovatore, per dire. Omofobi, complottisti, subliminalisti, un mix che, dopo una mezz’ora di lettura del sito, lascia sbigottiti: non pare nemmeno di essere nel 2011.

Via Malvino

Sparala grande

Avviare un dibattito serio, pacato, rispettoso sul tema dell’omosessualità, senza avere i Giovanardi di turno che sparano iperboliche opinioni in merito: un paese normale non potrebbe segnarlo come un obiettivo?

E’ cosa poco

Il leghista: … dai, siete voi moralisti di sinistra, cosa vuoi che sia stata concussione, chi ci crede? E’ una cosa da poco, manco i presunti concussi se la son presa. Dai, finiscila!
Me: Allora ti faccio un esempio, poi mi dici. Facciamo che son il PresDelCons. Te mi chiami perché t’han appena preso i Poliziotti, ma mi dici che è sicuramente uno scambio di persona, un errore. Allora prendo il cellulare, chiamo il Capo della Questura, lui fa “Ossequi Presidente, mi dica tutto, sono a sua disposizione”. Gli faccio: “Il là presente Tal Dei Tali – che saresti tu, mio buon leghista – è un pericoloso impostore, nipote di Bin Laden, forse pronto a fare degli attentati, trattenetelo e torchiatelo, mi raccomando”. Poi chiamo altre quattro o cinque volte per sincerarmi che proprio ti abbiano trattenuto e torchiato. Così la Polizia prima di liscia per bene per capire chi sei e cosa vuoi fare, poi ti porta in un carcere tosto, dove trovi una bel gruppetto di bestioni che ti sodomizza, quasi ininterrottamente, per quindi giorni, sino a che si scopre che, in effetti, c’è stato uno scambio di persona. Questa è la concussione. Ti piace? E’ robetta da poco?
Il leghista: …
Me: Vuoi che ti faccia un altro esempio con tua figlia ed un gruppo di maniaci sessuali?
Il leghista: Stronzo!

Il fabbricatore di storie

Siamo sul treno Vicenza-Treviso, un regionale col servizio di trasporto bici. Ci sono solo 2 posti per le bici, uno è occupato. Il tizio che ha lì la sua bici ci fa: Dove andate?
A Treviso.
Allora mettete le vostre sui porta, la mia la poggia sopra le vostre, tanto scendo tra due fermate.
Grazie, ben gentile. Ci sediamo davanti al benefattore. E’ un tipo bruno, quasi quarant’anni, bici vecchiotta, una specie di borsetta nel portaoggetti posteriore.
Andate a fare una gita?
Sì, vogliamo percorrere la ciclabile che da treviso va fino in Laguna, costeggiando il Sile.
Ah bene.
Ha voglia di parlare, lo si percepisce subito. C’ha un qualcosa di strano, che non riesco a focalizzare subito.
Cosa fate per sbarcare il lunario?
Glielo diciamo, senza tanti fronzoli.
Adesso capisco: le bermuda ed i calzini! I calzini sono troppo stonati: giallino/crema, col moccasino in pelle scura. Le bermuda, blu, più serie che sportive, sono un programma. Ora: non le devi tenere per forza giù dalla vita come i supergiovani, anche un dito sopra la vita va bene, se però le hai a metà tra la vita e le spalle è troppo, veramente troppo.
-… e tu cosa fai?
Non aspettava altro: è un fiume in piena, sa di avere solo due fermate per raccontarci “il meglio di”. Abbiamo dato fuoco alla miccia.
Tendenzialmente quando ascolto qualcuno non mi pongo costantemente la domanda se mi stia raccontando o meno delle fregnacce, a meno che non lo siano palesemente. Così ascolto assorto. Gion Din, che è con me, mi guarda storto e pare distrarsi. Ci scambiamo battute, col tipo, gli racconto anche un paio di fatterelli delle mie ultime vacanze. Lui parla e parla e in sintesi (in corsivo le frasi sue letterali):
– si occupata di controllo di qualità in uno stabilimento del leader europeo del packaging (67% del mercato) “Sono loro che dettano legge in questo mercato
– ha iniziato come posatore di pavimenti (lunga panoramica sull’evoluzione della tecnica, dai demolitori ad aria agli attuali robot telecomandati, con tanto di dati scientifici), poi ha avuto un problema alla schiena e l’hanno fatto capo-cantiere. Ha lasciato perché “mi hanno insegnato a lavorare quelli del ’30, per loro dritto era dritto, quando ho iniziato ad avere a che fare con albanesi e slavi che lavoravano senza badare al dritto o storto e non sanno nemmeno leggere un disegno, ho mollato
– sta studiando, suo padre non glielo aveva permesso a sta portando avanti il suo Cepu
– ha un grande progetto, con una russa di Lendinare originaria di San Pietroburgo ed un’altra, originaria del centro di Mosca, che abita a Malo: un’agenzia di intermediazione per compravendite immobiliari
– ha saputo che sono riusciti a vendere, ancora sulla carta, una costruzione a piramide (in Medio Oriente hanno dei precisi canoni architettonici) con 200 appartamenti e 10 negozi all’interno. Gli appartamento sono grandi, eh, minimo tricamere. Le piramidi saranno 6, in totale
– ha in ballo, con le due russe, una trattativa per un qualcosa che ha a che fare con un Hilton a Milano, da vendere a dei russi per circa 10 milioni di euro. “I russi vogliono comprare, mica mandano via la gente che c’è dentro, no, si fanno pagare l’affitto, a loro interessa comprare“. Pare sia perché l’Italia, nonostante tutto, è un paese solido e sicuro per gli investimenti
– a parecchi contatti, che lo aiutano in diversi campi: in Provincia, in Regione e presso la Guardia di finanza
Incastona nei racconti perle con analisi sui costi delle transazioni, sul fatto che conviene usare i mezzi pubblici, sulle multe dei vigili.

Fin qua pare tranquillo. Poi si infervora raccontandoci di un problema di consegne, qualche agosto fa quando lavorava in un cantiere, che ha gestito comunque senza nessun problema, imponendo i termini contrattuali. Si trattativa di un qualcosa in resina, fabbricata allora solo in Lombardia. Era in vacanza in montagna con la morosa in un albergo (poi diventata osteria più avanti col discorso). Voleva scopare tranquillamente.

Sul sesso sbrocca. Inizia a raccontarci di quando, nei cantieri, andava a boschi, mica aveva bisogno del viagra, aveva vent’anni, tanti ovetti sbattuti. Infarcisce il racconto con una caterva di bestemmie e ride, ride troppo. Ah, i boschi, le bestemmie, gli ovetti sbattuti, le bestemmie, le donne, le bestemmie.

Fortunatamente arriva la sua fermata. Ci sorride, saluta e scende.

Gion Din mi guarda allibito: ma tu credi a tutto? Sai, Gion, non sto lì a far caso al pelo sull’uovo. Però ho l’impressione che non fosse del tutto a posto.
Gion, da quel momento in poi, mi smonta tutti i discorsi, pezzetto per pezzetto, trovando le imprecisioni, le contraddizioni, le stonature. Più volte nella giornata torniamo sul tizio: gli ho anche dato un paio di storielle nuove da appiccicare al suo canovaccio…