Gli dei della grafica

Ora: è proprio necessario che tu faccia quello che non sai fare e venga a sbattermelo sotto il naso? La cosa sta così: son meccanico io? Aggiusto, a tempo perso, macchine e poi vengo a dirtelo, a porgerti la cosa sotto il naso? No. Allora: te sei geometra, giusto? Non so se bravo o mica bravo, qua non interessa adesso, ma perché non fai il geometra e la smetti di rompere le palle con ‘sta grafica? Il fatto che tu sappia fare le righe diritte o che sappia quanto cemento ci va per una buona malta non ti porta, automaticamente, a sapere anche come si impagina un bigliettino da visita, a conoscere le abbondanze o i cricini di registro. Cosa che, appunto, non sai. Così se metti il tuo fottuto numero di telefono a un millimetro uno dal bordo, non mi metti lo sbordo per i rifili e nemmeno i crocini di registro (sorvolo sulla font che hai usato, non me la sento di infierire più di tanto) è altamente probabile che poi il tuo bigliettino venga una merda. E non voglio parlare più di tanto della tracotanza con la quale vieni a portarmi la tua fighettina chiavetta USB e mi presenti ‘sto capolavoro del menga.
Fai il geometra, va bene?
Con gli architetti è ancora peggio: si sentono i depositari del gusto, dell’eleganza e i diretti discendenti della suprema divinità della grafica. Così, quando si può, si abbassa la testina e si cerca di passare la palla al collega, che lui è ancor più grafico e gli piace avventurarsi in discussioni la cui inutilità assume dimensioni difficilmente misurabili.

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Arbitro!

E’ importate, qualche volta, portare a termine un impegno… Soprattutto se si è del tipo “mi impegno ma dopo mi stufo”. Così, nei giorni scorsi, via a fare il corso di arbitro di pallavolo (di società, non federale, però). Quattro lezioni teoriche, un esame sulle regole ed uno pratico in campo. Anche fare l’esame scritto sulle regole non è stato una passeggiata dato che l’ultimo impegno del genere risaliva ad una ventina di fa.
Per farla breve: stare in alto, sul seggiolone, non è per niente facile: c’è la tensione per seguire il gioco, per anticipare la palla e vedere dove cade, come cade, chi la tocca e come, dove mette i piedi e le mani, la rete, le linee, le asticelle, insomma un bel ambaradàn. Però che soddisfazione! Non tanto – anzi per niente – per il potere che l’arbitro ha ma per l’emozione che dà il sapersi regolatore del gioco, amministratore di 12 atlete in campo, più allenatori, atleti in panchia e seguiti vari. Fischiare e capire il senso degli atti è indubbiamente uno sforzo, una fatica, ampiamente ripagata (se ci si impegna tanto a far le cose per benino) dal tocco di saluto delle atlete e dalle strette di mano finali dei rispettivi responsabili.
Poi, per una volta, ho portato a casa il risultato: metto una bella crocetta su “impegno completato”. Son cose.

Fake Books

Di tante non colgo il collegamento. Ma è bello anche così, fanno sorridere ugualmente. Mi pregio di segnalarvi Fake Books – Libri di una riga, dal quale son tratte anche le citazioni poscia.

Lui era un uomo come tanti. Faceva parte di un esercito di cloni.

Lei è una bambina morta in un incidente stradale. Ogni notte riappare sul luogo del decesso, desiderosa di giustizia. Purtroppo è morta giù per un dirupo e non trova mai nessuno.

Lui è un uomo solo. Lo stanno inseguendo. Ad un certo punto inciampa, cade, è stremato. Lo raggiungono. Addio medaglia.

Twitter-coso

Impavidamente, dopo il difficile approccio (cosa regge “approccio” che non mi viene?) *** Facebook, giù a corpo morto su Twitter. Be’, non è male, però. La sporca dozzina (e poco più) che seguo è soprattutto “divertente”: ogni volta che lo consulto c’è qualche cosetta che fa sorride e non è poco.
Sono però imbarazzato nel mollar giù qualcosa, mi pare sempre che gli altri sian più fichi nel dir le cose. E’ il solito complesso di inferiorità verso chiunque, basta saperlo e conviverci con serenità.
La specificità migliore è proprio la brevità.
Bon, imitiamola.

Face-dubbi

Si ragionava, in questi giorni, con un vecchio amico di blog, su Facebook. La domanda, che ci si rimbalzava a vicenda, era pressapoco: “Ma ha che serve ‘sto coso qua?”. Non è per far gli snobbini di periferia ma proprio non ne capisco l’utilità, soprattutto nel tempo. M’ero aperto un account all’inizio del servizio (come quasi per ogni novità che c’è, poi me li dimentico e li lascio là), poi un altro per far parte dell’impresa dei mille di Nicoletti (ma dopo qualche giorno di immobilità mi son dis-notato per lasciar post a qualcuno che volesse/capisse far qualcosa).
Confesso che mi secca non capire questi strumenti che tanto acchiappano in rete, mi par sempre di star perdendomi una qualche opportunità.
Qualche giorno fa, dopo l’invito di una gran sagoma ci ho riprovato, con impegno. Di buzzo buono ho cercato qualche amico di vecchia data grazie agli incroci proposti dal sistema (mi ha stupito il fatto che han accettato tutti), ho scritto 5-6 messaggetti su una bacheca stramba e poi son rimasto là, a gardare sta pagina. A parte l’ambizione – che potrebbe far breccia in qualche cuoricino (non il mio, però)- di aver una lunga lista di amici, resta il dubbio: e adesso?
Illuminazioni son ben accette.