Imbecille

Detesto perdere il controllo. A volte, complice la stanchezza magari, capita. Bisogna farsene una ragione.
Ore 12.05, in statale, in colonna in auto. La fila inizia a muoversi, nella corsia opposta un tizio c’ha la freccia, vuol imboccare la stradina che incrocia la strada principale. Parto, parte anche lui. Lo vedo che non desiste e freno. Mi sbraccio, nell’auto, chiedendo il perché del gesto e in quel momento la vedo. E’ una mano alzata con un bel dito medio rivoltomi contro. Cioè: tagli la strada ad uno e lo insulti pure? Un attimo e il sangue ribolle: sterzo e gli vado dietro. E’ una stradina corta, va a morire in una piccola contrada, non c’è uscita. Nemmeno duecento metri e la Passat station grigio chiaro si ferma davanti ad un cancello. Blocco ed esco.
– Qual’è il tuo problema?
Il tizio fa: “Sei in colonna, perché non mi devi far passare”?
– Ma vuoi anche aver ragione?
Sino a quel momento, scombinato dalla rabbia, non l’ho messo a fuoco: sarà poco più di un metro e mezzo, non ci arriva nemmeno a verder bene fuori tanto che ha un grosso cuscino sotto al sedere. Mi guarda da dietro degli occhialini fini, è magro e sta tirando su il vetro. Continua a guardare se il cancello gli si è aperto. Mi fa pena.
– Se avevi fretta perché mi sei corso dietro? Chiede.
– Ma va là, imbecille…
Giro l’auto e me ne vado a casetta, a far da mangiare.

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