La ciclabile del Sile

Agosto, tempo di gite, si diceva.
Inizia a prender corpo una tradizione: la gita fuori porta con Gion Din (vedi il precedente). Quest’anno s’è scelto Treviso e il Sile. Eccovi la fredda cronaca.

Il Girasile
Partimmo, Gion Din e io, e facemmo tutta una tirata da Castegnero a Treviso, a Porte Grandi e ritorno.
E’ sempre Gion Din che ha ‘ste idee: facciamola strana, ecologica e ecologista. Così si parte, alle 07.00 del mattino (che neanche per andare a lavorare…), si va a Vicenza (ovviamente in bici) e si piglia il treno per Treviso, con bici al seguito (questa è la parte ecologica). Va detto che il Minuetto è proprio un bel treno, portare le bici costa pochissimo (3,50 euro per 24 ore), c’è pochissima gente. Qui la prima chicca della giornata: incontriamo il Fabbricatore di Storie*.
Un’ora e venti e si arriva a Treviso, cittadina vezzosissima. Gion Din aveva già percorso parte del giro e si ricorda bene come muoversi per la città e imboccare i primi tratti di ciclabile (una delle tanti doti del Din, quella dell’orientarsi con facilità). Ci si inoltra per stradine che corrono lungo le rive del Sile ed è subito ciclabile. Usciamo verso Casier, in giro c’è tanta voglia di controcolazione. Ci fermiamo in questo bel bar, vicino ad un laghetto di pesca sportiva (passerei la mia vita a guardare la gente che pesca, è più forte di me)? No, Gion vuole continuare ma piscia fuori dal vasetto (prima ed unica volta nella giornata): andiamo in quel locale là in fondo! Non c’è nessun locale, là in fondo, solo un boschetto e strada bianca. Gion diventa il lupo e mi vuole suo Cappuccetto Rosso: ci addentriamo sempre più nel bosco, a tratti la pista è terra battuta, non se ne vede la fine. Dopo un lungo tratto finalmente si intravvedono segni di vita e civiltà: alcune gru , dei camion e dei cantieri: siamo ad un bivio, caro il mio lupo. Via dei tappi, c’eravamo anche prima, rimembro a Gion. Mi guarda vitreo. Ci sorpassano due cariatidi, ci mettiamo a ruota, esprimiamo – contriti – il nostro sconforto nell’aver smarrito la via e loro si sbracciano e dilungano nel mapparci, metro per metro, la zona. Nel frattempo ritorniamo davanti al bel bar col laghetto, cazzo. Ehi, Gion, abbiamo girato in tondo, si direbbe…
– Ci fermiamo Gion?
– No, qui vicino, mi ricordo, c’è un bar più bello, con un attracco, un orologio ad acqua, una bella piazza, un…
– Ok Gion, ricevuto.
Finalmente i due matusa ci portano al luogo delle meraviglie e si fa la controcolazione. Gion ha chiaro il percorso e, a parte un’altra solo volta che siam costretti e chiedere a due idraulici all’opera, arriveremo sino alla fine senza più problemi di rotta.
Proseguiamo su ombreggiate stradine col Sile ora di qua, ora di là (avete presente i ponti?). Verso le 12 siamo a Quarto d’Altino e sfoderiamo un copione già rodato: io faccio il palo e sorveglio le bici, Gion entra nel negozio, sfodera il portafogli e compra il pranzo, poi via come frecce a trovare un buon posto. Un’altra mezz’oretta e siamo a Porte Grandi, ad un tiro di schioppo dalla Laguna. Ci fermiamo nei pressi di un deposito di barche, incontriamo altri due personaggi per le nostre storielle**: un ragazzotto tedesco sui 25 e un maturo tedesco sui 50, con un bella polo rosa, che ci dice qualcosa circa la possibilità di aprirgli un ponte mobile per uscire col suo motoscafo (fa il segno della chiave con la mano): ti sembra che abbiamo fa faccia da custodi, mister? Senza batter ciglio giriamo la bici e ci prepariamo il rancio all’ombra di un salice, lungo la via. Dopo la gustosa pausa Gion vuole vedere il mare: siamo arrivati fino a qua, vuoi che ce lo perdiamo? Attacchiamo il navigatore e Google Maps ci dice che siamo 5 minuti dalla Laguna. Si va, foto di rito e poi, con la giusta tranquillità, si torna indietro.
Bella gita, giornata ottima, percorso assolutamente pianeggiante.
Fauna osservata: anatre selvatiche e gabbiani. Gion sa come si dice gabbiano in tutte le maggiori lingue del mondo, compreso il ciosoto.
I dati:
Tempo di percorrenza (leggasi “pedalato per”): ore 6 e 14 minuti.
Media 17,2 km/h.
Percorsi: km 107,600
Spesa totale (treno, pranzo, bar): circa 18 euro
Va detto, per essere del tutto precisi, che lo scrivente s’è presentato, come il solito, con la mountain bike e Gion con la sua gran turismo: chi sa, capisce.

A seguito il tracciato, del solo ritorno fino a Treviso, grazie al prezioso servizio offerto da Runkeeper in accoppiata con l’HTC Desire.

*Il personaggio, bizzarro assai, sarà il protagonista di un prossimo post. Spero.
**I personaggi che incontriamo diventano parte della nostra giornata, dato che di dilettiamo ad inventarci storie sulle loro vite, tirandoli in ballo ogni tanto nel corso della gita.

4 thoughts on “La ciclabile del Sile

  1. “Va detto, per essere del tutto precisi, che lo scrivente s’è presentato, come il solito, con la mountain bike e Gion con la sua gran turismo: chi sa, capisce.”
    Va detto che non mi sono mai vantato pubblicamente di essere più in forma o di aver scalato il Pasubio

  2. @Gion Din: mai detto di “essere” e “quanto” in forma. Ricorda anche che tu sei un bel po’ più giovane. Sono vantaggi che ti lascio per non sbilanciare i ritmi del giro. Le altre “scalate” sono dati di fatto.

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