Blogfestival

“Questo è un blogfestival, altro che una blogfest!”. La trovata è di Akille, sotto i portici di Piazza III Novembre di Riva del Garda, ieri verso le 13.00. Si era, placidi, davanti al buffet post FashionCamp. Probabilmente ci ha preso: 3 – 4 QualcosaCamp al dì, concerti, dibattiti, tavole rotonde; se non è un festival bisogna inventarsi un altro termine (no, Woodstock dei blogger direi di no).
Adesso a voi una breve trattazione sul perché è valsa la pena di fare una cappatina colà.

Vecchia guardia
I blogger ancora in attività che conoscevo (de visu) c’erano tutti (meno un paio). Potrebbe essere interessante capire cosa spinge un gruppo di persone così eterogenee e lontane logisticamente a radunarsi ed a rifarlo dopo diverso tempo, tipo 3-4 anni. Escludo il motivo economico (per i più), di striscio un incrocio con la professione, e il resto?
Nell’insieme ho fatto pochissime nuove conoscenze, una mezza dozzina di dolci donzelle e una mezza dozzina di ameni signori. Uno solo (rispetto all’idea fattami dal blog) è stato un mezza delusione, ma forse non era in giornata.

Informale
Mi ha affascinato, sin dalla prima volta, l’atmosfera che regna in una blogfest: assoluta informalità. Persino al Palacongressi non c’era nessun guardioto a regolare il traffico o gente impettita che ti guarda dall’alto in basso se non sei tirato a puntino (che poi di tirati lì ce ne erano gran pochi).
Arrivi, saluti, ti presenti o sei presentato, guardi se la faccia ti dice qualcosa o almeno il cartellino al collo e vai. Senza tante manfrine o moine o formalità, appunto. Sai, è Tizio di Caio.it, ti dice il vecchio conoscente: ma che bello, se ti dice qualcosa o mmm se non hai idea di chi sia, e va così. Senza bisogno dei soliti: da dove vieni, quanti anni hai, sei sposato, sei sano. Peggio ancora: che lavoro fa quello/fai tu, con certuni pare sia la colonna portante sulla quale attaccare tutti gli altri post-it.
Si passa da un gruppetto all’altro, da un camp all’altro con la sola avvertenza di non disturbare coloro che parlano e coloro che li ascoltano. Così si può assistere ad una lezione sul lavoro a maglia o ad una discussione sui rapporti tra consumatore e produttore che “non dovrebbero avere nessun diaframma di mezzo”.

Idee
Conversando al bar, nella rilassatezza, vengon fuori le cose più bizzarre, come considerare un segno di maturità lo stirarsi le mutandine, oppure confabulare di gruppi di potere e del è-tutto-un-magna-magna la combricola dei blog.
Anche dal dibattito “L’informazione in formazione” alcuni spunti me li son portati via: l’immagine come fonte (fondante) della notizia e la questione in genere delle fonti; l’abbondanza delle opionioni e la scarsità dei fatti. La questione dell’autorevolezza e della fiducia.
Una duplice sorpresa sul palco:
– Sabelli Fioretti che, innamorato del suo solito narcisismo autocompiacente, probabilmente non ha capito un cazzo della platea che ha di fronte e si impalla in un tristo giro vuoto sul sui suoi inizi nel web e sulla casta dei giornalisti. Tristezza e sconforto nel mio esser sinistro.
– Filippo Facci: brillante come sempre, senza cercare di compiacere la platea, snocciola le sue perplessità ed anche alcune buone idee/dubbi. Alla fine c’ha pure un applauso (il primo sino a quel momento) e non mi dispiace come intervento: starò mica diventando di destra?
Non male il Mantellini, peccato parlasse troppo piano: mi è parso il più “in tema” degli interventi (ma son partito alle 17.15, non so il resto).

Alla fine della fiera probabilmente c’è da valutare il tutto tenendo ben presente il fattore tempo: è facile che tutto vada bene, che si abbia una buona impressione e che si riesca a farla ciocandosi tutto in pochi minuti e una volta all’anno.
Comunque sia è un toccasana per la propria autostima: l’esser conosciuti e riconosciuti (al di là di certi spropositi che fan lo stesso piacere) è un bene prezioso, un elisir straordinario.

5 thoughts on “Blogfestival

  1. vorrei scriverle “felice d’averla finalmente conosciuta”
    poi mi viene in mente il suo commento “beh, ma secondo te ti aggiungono su facebook per cosa?….” e, indignata sentendomi donna-oggetto, le mando un ceffone.

  2. @laflauta: carissima, non giudico più nessuno dal 1977.
    Sarebbe interessante proseguire la conversazione via chat. Ma meno che lei non intenda con questo il “provarci”, come riferito di suo collega, se ricorda.

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