Il colpo di culo

Ciclicamente mi vien su la necessità di cambiare lavoro. Immagino sia una cosa comune, almeno per coloro che c’hanno poca voglia di lavorare o (come nel mio caso) quelli che si fan delle gran fisime in ogni dove. Mi son buttato a cercare soluzioni, roba forte subito, bum bum bum: un gruppo riservato su Facebook e un guru online.

Il gruppo riservato su FB*, in una breve ma rigorosa e scientifica analisi:

  • metà dei post di ricostruttrici di unghie – stiro a casa mia – robe di parrucchieri – vendita profumi – promoter di qualsiasi cosa
  • metà di lavori da casa no porta a porta – condivido questa genialata che ti fa guadagnare sino a 400 euro – selezioniamo 5 persone per il meglio progetto di sempre
  • metà post di persone che cercano “urgentemente” (no, dico, sei sicuro di far bella figura a metter lì ‘sto avverbio, proprio sicuro?) la salvezza di un lavoro, ma part-time, dalle 08.00 alle 12.00, da qua a là, astenersi perditempo.

Ci son rimasto male.

Allora son andato a vedere uno bravo, un motivatore, uno che – lo dico senza nessuna ironia – stimo veramente e leggo molto spesso: Silvio Gulizia. Mi piace un sacco Silvio, ha delle bellissime idee, tipo “diventare leader della propria vita”“vivere intenzionalmente”, “life hacking”. Tutto importante, molto logico, sicuramente efficace, ma faticoso, faticosissimo. C’ho provato un paio di volte: se devo vivere così allora mi faccio monaco buddista, alla fine probabilmente pure risparmio. Non fa per me, non c’ho il fisico, meno ancora la mente. A ‘sto punto resto dove sono, faccio la solita frustrante fatica quotidiana e me la mangio tutta.

Poi l’illuminazione: il colpo di culo. E’ lì il segreto, inciampare nel colpo di culo. Intanto nell’attesa che capiti, oltre a “faccio la solita…” inizio a costruirmi da me medesimo il colpo di culo. Come? Eccolo qua davanti a voi: diventerò un nuovo guru della Rete, mezzo influencer (niente marketing, ho troppo rispetto per voi), una roba tipo “influencer/guru”, mezzo youtuber-instagramer ma senza video né storie né continue foticine di quello che sto mangiando o che sto leggendo al cesso, mezzo capopopolo barricadero- entro nel gruppo ma mi scindo subito.

Intanto beccatevi ‘sto sguardo qua che vi dovrebbe mettere soggezione ma anche indurvi a seguirmi e scrivere nidiate di commenti e non poter far più senza il qui presente blog.

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*Ci tengo a precisare che son arrivato a ‘sto gruppo con l’account di mio figlio, non avendo un account FB credibile e il ragazzo c’aveva l’iscrizione a cotanta comarella di riservatezza.

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Il web “post-social”

Ho l’impressione che stia scemando, molto lentamente, l’ubriacatura da social. Piccoli segnali, ma costanti. Primo tra tutti: stanno tornando, nei blog che seguo, i commentatori. Certo, è un panorama molto piccolo, ma è una tendenza che mi pare sia registrabile. Credo che ci sia un nuovo interesse per “contenuti” originali, esposti anche in forme originali, quindi al di là dell’anonima forma di Facebook ad esempio, dove si possa ragionare e confrontarsi senza dover seguire timeline prestabilite e video di gattini.
Secondo segno: una certa disaffezione per i social in quanto tali che si può leggere sia in una minor fruizione degli stessi (qua mi baso su una cerchia di conoscenti, di diverse età e un pochetto variegata per le altre variabili) e un quasi “fastidio” dell’onnipresenza di un paio di essi. Credo che in diversi si siano stufati di vedere gli indirizzi di pagine facebook e account twitter che sono mere repliche di comunicati provenienti dal sito istituzionale dello stesso soggetto e che nulla aggiungono a suddette informazioni.
Magari mi sbaglio, certo non so cosa e come sarà il web 3.0 (ammesso che ci sarà), questo è quanto mi par di vedere, forse anche una sensazione.

Cosa ho imparato dalla caccia a Inbox

inboxCi son voluti 7 giorni per trovare un invito a Inbox. Sono stati 7 giorni di caccia nel web, che mi hanno insegnato alcune cosette, che butto qua. Sono partito convinto che sarebbe stato facile e veloce, sai “i social oggi”, ci sono tante opportunità, robe così. Invece no. Dopo un paio di giorni ho capito che sarebbe stato davvero duro e che, forse, poteva servire a capire un po’ meglio la parte della rete chiamata “social”.
I social, dici tu
Sono iscritto a twitter dal 2008, l’ho usato pochissimo, 54 tweet in 6 anni la dicono lunga (ce ne sarebbero altri 5-6 cancellati ma non cambia la sostanza): il fatto è che non mi aveva mai preso, così lontano dallo “spazio” del blog, così veloce… Con l’assidua frequentazione di quest’ultima settimana mi sono ricreduto e ne ho colto alcuni aspetti rilevanti: è un vantaggio l’essere così veloce (oggi soprattutto), ti porta nelle diverse vicende (dalle news alle curiosità ai contatti) con immediatezza, quasi senza filtro (anche se alcuni hanno delle robe contro lo spam nei messaggi diretti e ammennicoli similari), ti “costringe” alla sintesi. Ci sono logiche relative al “rilievo” di tweet e tweettatori che ancora mi sfuggono, in parte, ma è stato lo strumento che più mi ha dato chances di avere un invito (in un paio di casi sono arrivato tardi solo di un pochissimo) e che, alla fine della fiera, mi ha poi portato l’invito stesso. Anzi, due nel giro di poche ore e due offerte dirette. Forse perché la base degli attivi in inbox è ormai rilevante o, più probabilmente, per un fortunato caso di “rimbalzo” di alcuni tweet. Avendo attivato anche un secondo account, per non “ridicolizzare” troppo il principale (i tweet cancellati erano suppliche sparse in giro per avere un invito), ho forse raddoppiato le possibilità e anche qui ho capito delle cosette: avere una foto nel profilo aiuta (un profilo femminile credo avrebbe aiutato di più dato che la stragrande maggioranza dei questuanti inviti era di sesso maschile) e dare l’impressione di un account “vivo” pure (sono passato dai primi 2 giorni di quasi disinteresse nella versione “nuovo account spoglio” a follower e risposte negli ultimi 2 giorni con l’account arricchito di contenuti, in certo qual modo). Sì, certo, è acqua calda, ma ora mi par di saperlo meglio. Alla fine il primo invito è arrivato proprio dal secondo account, anche in virtù di una maggiore propensione alla richiesta in giro per il mondo.
E facebook com’è?
Ecco, il mondo fuori di qua, dici tu. Ho percorso anche la via di facebook, soprattutto rivolta all’oriente e all’estremo oriente (almeno dove l’inglese richiesto era piuttosto basilare, in italiano ho trovato poco poco), oltre a quella di twitter. Giganteschi ammassi di questuanti (alcuni post avevano oltre 150 commenti tutti del tipo “please invite me” con relativa mail), anche organizzati in gruppi, dove la volontà di condividere l’invito scemava nell’arco di qualche ora e i gestori, sconsolati, chiedevano disperatamente qualche atto di buon cuore, sommersi anche lì dal “please invite me”. Non mi ha entusiasmato per nulla facebook in questa caccia anche se, solo poche ore dopo il primo, da qui è arrivato un ulteriore invito, giunto in maniera del tutto fortuita (non posso svelare di più altrimenti mi “brucio” l’account che ho lì, che non rispecchia perfettamente l’intestatario, per così dire). Facebook mi è parso meno “utile” allo scopo in quanto troppo “largo” e lento e forse con meno interesse, nel complesso, per la questione “invito inbox” rispetto a quanto trovato in twitter (soprattutto in lingua inglese). I gruppi mi sono sembrati un buon strumento, nel caso specifico avrebbero richiesto una certa capacità di amministrare il flusso richieste-offerte, ma tant’è.
Alla fine della fiera?
E’ stato divertente. Bravi quelli di Google a creare tanto interesse per il loro prodotto, niente da dire. Credo, poi, che continuerò ad usare twitter (con l’account principale, ci vuole troppo lavoro e troppa testa per portarne avanti due), magari limando alcune cose che fanno un po’ troppo rumore di sottofondo. Ci sarebbe da fare un bel discorso sul retweettare compulsivo (mi pare se ne veda un po’, in giro) ma è faccenda troppo ampia. Anche il discorso “entra in inbox senza un invito con l’aiuto di un amico” è una vicenda un po’ paradossale sia per i più che ovvi problemi di sicurezza e privacy connessi, sia per tutto il discorso di come e quanto sono stati usati gli account farlocchi messi a disposizione per attivare i propri (con me non ha mai funzionato, alcuni dicono che è servito, non ho ben capito in quali casi) e le relativi implicazioni. Fatto sta che suddetto “trucco” è girato (e sta ancora girando) forsennatamente in twitter, arrivando sino ai big dell’informazione del settore e lascia piuttosto perplessi quanto sia stato rimbalzato senza se e senza ma.
Com’è inbox? Per ora mi pare un buon strumento ma è meglio leggere la recensione di uno bravo.

I want to belive

scieLe scie chimiche sono gli UFO facili. Grazie ad un post comparso nella home di google+ (sarebbe saggio dare sempre un occhio alle impostazioni di un servizio, quando lo si attiva, o almeno darlo una volta ogni 6 mesi) mi son fatto un giretto tra i video di alcuni devoti del culto delle scie chimiche. Si può manipolare il contenuto di un video cercando di “forzare” l’interpretazione di alcuni tratti, però se lo fai in maniera troppo farlocca si coglie subito l’intento e ci fai una doppia brutta figura. Se poi però neghi anche l’evidenza, se tiri conclusioni tanto tanto tanto forzate, se vedi “aggressività” quando esasperi qualcuno e gli calpesti le palle be’, allora sei più di un fan, sei un vero cultista. Si vede che ci vuoi proprio credere a quella roba lì e te ne vuoi convincere. Sarebbe interessante incontrare qualche tipino del genere.

Poi mi son ricordato che uno lo conosco pure di persona. E mi son ricordato del suo ruolo all’interno dell’azienda per cui lavoro. E ho avuto paura.
Solo per un attimo, però.

Completata!

Dopo 4 anni di “duro lavoro” ho felicemente completato la raccolta di Dago Ristampa. Da un lato un filino mi dispiace: era un motivo per andare alle fiere dei fumetti. Ho ovviato iniziando la raccolta di due altre collane: Sandman* e The Boys. Consiglio vivamente la lettura di tale collana.
* Se qualcuno sapesse dove trovare una lista ragionata ed organica, facile da consultare, di suddetta pubblicazione farebbe una bella cosa indicarla qua (in italiano, però). Grazie