Mezzogiorno in un grande negozio di elettronica di un grande centro commerciale. Sono al reparto telefonia e sto aspettando un cavetto miniusb. Ci sono tre commesse: tutte belline, curatine, gentiline.
Arriva un uomo: avrà quarant’anni e 110 chili per 170 centimetri. Infradito, pantaloncini corti (avete presente quelli azzurrini da calcio?), una canotta grigia con un notevole decoro a mezzaluna sopra la notevole panza (niente paura, è solo sudore). Ciondola le braccia, penzoloni lungo i fianchi, ritmicamente avanti-e-indietro. Gira a destra e sinistra lo stecchino in bocca e ciondola le braccia, stecchino e braccia, stecchino e braccia…
Arriva la commessa con il mio cavetto ma sono magneticamente attratto dall’altra che ha alzato gli occhi dalle sue carte ed ha incrociato quelli dell’uomo. Lo sguardo è un mix tra stupore e “distacco”. L’uomo la guarda e con voce ciondolante le fa: “Alora, dai ca vedemo sto aifon”.
Vado alla cassa, non voglio sapere come va a finire.

In passato ho provato sentimenti di disistima ed ostilità per il fu Bettino Craxi: per la sua arroganza, prima e sopra tutto. So che non è per nulla “politico” ma alla pancia non si comanda. Quella volta, si votava per il referendum sulla preferenza unica, che invitò i cittadini ad andare al mare e i referendari invece vinsero alla grande dentro di me pensai: “E’ il primo segno del declino”. Fu così, ci volle ancora qualche tempo ma scomparve dalla scena politica (anche drammaticamente, se si vuole).
Verso Berlusconi da anni provo analoghi sentimenti, sempre questioni di pancia, per la falsità e l’arroganza dell’uomo. Niente odio, non è un sentimento che reputo adeguato in un tale contesto, anche per non dargli la soddisfazione. Ebbene in questi ultimi mesi tutta la storia delle donnine e ambaradàn annessi (compresi piccoli segnali di certi smarcamenti all’interno del suo gregge e mancati successi) mi stanno dando le medesime sensazioni: l’inizio della fine. Ho voluto scriverlo subito, così – domani – c’avrò la sensazione di poter dire…

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Berlusconi scatta tra la folla alla vista di una splendida Escort super carrozzata.

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Il Presidente si guarda attorno guardingo mentre da sfogo ai suoi insani atti di libidine con una Escort fulva. Il luogo appartato questa volta poteva aiutare.

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Silvio comodamente seduto su una delle due sue Escort preferite, con in secondo piano una di quelle more. La sua collezzione è grandissima, seppur lui sia considerato, anche dai suoi fedelissimi, solo un utilizzatore finale in quanto non ama guidarle ma, come si evince anche dalla foto, solo goderne della bellezza.

Quelli che, quando ti chiedono di dargli un numero di telefono, te lo sparano in faccia (a te ti arriva tramite cornetta, chiaramente) mentre lo digitano in diretta sulla tastiera del loro fottuto cellulare.

Siete mai stati ad una festa country? Qui in Italy, of course. C’è la più grande concentrazione immaginabile di cappelli da cowboy, stivali da cowboy, baffi e barbe da cowboy. Il fulcro della festa è la musica, “country” ovviamente. Nelle persone comuni al terzo brano scatta l’effetto marmellata e tutti i brani sembrano uguali. Io sono una persona comune.
Un’analisi a parte la meriterebbero i balli, robe tipo “quadriglia a scambio cpn sette donne pari al terzo set”.
Non capisco perchè qualcuno possa sentire il bisogno di importare un qualcosa di così “etnico”, soprattutto quando si hanno così tante tradizioni caserecce. Non ho mai sentito che nella profonda provincia texana ci siano feste della tarantella dove la gente non vede l’ora di andarse in giro con la maschera di pulcinella mangiandosi la pastiera.

C’ho messo una settimana a metabolizzare: alle elezioni di domenica scorsa ho perso su tutti i fronti. Mi sa che la prossima volta cambio ancora.

Quelli che, quando gli dici un sito, al www dicono “mi piaci tu”, e ridono.

Centro di un ridente paesino del basso vicentino, ora di pranzo. Continua, dalle prime ore del mattino, il traffico pesante dei TIR che portano i materiali per la nascente autostrada, a 3 chilometri di distanza. E’ un passaggio quasi obbligato, questo qua, quasi.
I camionisti, si sa, son gente rude, che bada al sodo: essere e continuare ad essere i padroni delle strade. Figurati se si trovano di fronte uno scooter!
Il bestione esce da una laterale della via principale, ha evidentemente sbagliato strada. Esce e se ne frega di occupare, con un quarto del muso, la carreggiata opposta. Arrivo, tranquillo come sempre (max 40 km/h) perché ci sono, nell’ordine: due attraversamenti pedonali abbastanza vicini, l’uscita di tre esercizi commerciali ed un incrocio. Mi trovo davanti, improvvisamente, questo enorme cassone: inchiodo, i freni del mio scooterone sono buoni, la velocità è bassa. Il camionista, dal finestrino abbassato, fa “Vai piano, vai piano”. L’accento è marcatamente slavo, la fisionomia pure. Gli urlo: “… e che cazzo devo fare?”. Il guidatore mi guarda infuriato e mi sputa addosso. Con l’inerzia della partenza il getto cade alla fine del bauletto o alla sua estremità estrema (non penso sia determinante ai fini del racconto). Urlo un paio di improperi, vorrei girarmi e inseguirlo per spiegargli le mie ragioni (sino a dove, poi?) ma sopraggiunge un altro bestione con un altro dietro. Tiro dritto e vado a casa a preparar il pranzo.
Nessuno mi aveva mai sputato addosso prima e la situazione, nell’insieme, è stata enormemente sgradevole. Mi sono ripromesso, come contrappasso, di starmene zitto la prossima volta che sento commenti sgradevoli e generalizzazioni razziste sugli immigrati. Almeno per una volta.

Oggi eravamo in 5, in ufficio: un titolare d’azienda, uno stampatore, un grafico, due tecnici di stampanti grande formato. Un caso, visto che la configurazione base dell’ufficio si ferma alle prime due figure. Un anno fa, circa, eravamo sempre lo stesso numero, sempre gli stessi, sempre casualmente. Un anno fa i cellulari delle 5 stesse persone erano: 3 Nokia (2 N70 e un N95), un LG ed un HTC. Oggi i cellulari, sempre 5, erano di un’unica marca e modello: 5 iPhone.
E’ un caso.

Mi scrivono due amici (c’è gente che usa ancora le mail, per dire): come mai ci sei poco sul blog?
Faccio cose, vedo gente, ma soprattutto è colpa di questo qua sotto.
Penso che i prossimi post arriveranno tramite lui. E saranno tantissimi, bellissimi, profondissimi, straordinarissimi… Adesso posso: appena c’ho qualcosa che mi viene in testa zac, lo butto giù.
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Vorrei tanto crederci. Comunque è un gran oggetto: adesso non desidero nessun altro cellulare, veramente.

PassifloraSanno che c’ho la passione per il web e mi chiedono di fargli i sitarelli.
Sanno che c’ho la passione per la tecnologia e mi chiedono di mettergli apposto il pc, il cellulare, il lettore mp3, il modem…
Sanno che c’ho la passione per la grafica e mi chiedono di fargli i pieghevoli, i logo, i volantini, le locandine, gli striscioni…
Non gli chiedo mai niente (mi vergogno, son fatto così) e loro niente mi danno. Mi ringraziano sempre, però.
Secondo me sfruttano le mie passioni. Secondo me.

Scrivimi (se proprio devi)

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