Archivio per Minima

Segui il coniglio bianco

Anche perché salto tanto quanto lui. Tutto nuovo, portandosi dietro quello che si può. Si ritorna al sentiero, quello giusto.
Per chi vuole, da spezie.name
Lo sapevate che c’era un’estensione del genere?

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Completata!

Dopo 4 anni di “duro lavoro” ho felicemente completato la raccolta di Dago Ristampa. Da un lato un filino mi dispiace: era un motivo per andare alle fiere dei fumetti. Ho ovviato iniziando la raccolta di due altre collane: Sandman* e The Boys. Consiglio vivamente la lettura di tale collana.
* Se qualcuno sapesse dove trovare una lista ragionata ed organica, facile da consultare, di suddetta pubblicazione farebbe una bella cosa indicarla qua (in italiano, però). Grazie

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Forbito

Ho fatto un sogno, complesso. Nell’ultima frase, prima del risveglio, stavo dicendo ad un tizio:”… questo è pleonastico!”. Vorrà pur dire qualche cosa.

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Le cose che abbiamo in sospeso

Alcuni pensano che occorra sempre e comunque risolvere, per lo meno affrontare, le cose in sospeso.

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Fuori dal tunnelino

E’ bastato poco, tanto non c’ero mai stato veramente. Oggi ho cancellato il mio profilo Facebook: è stato facile, indolore. Come in tutti gli ambaradàn della rete l’ansia delle novità portò seco un bell’account (eravamo in pochetti, a quei tempi) ma l’entusiamo durò pochissimo: poca voglia di scrivere, figurarsi di spifferare i fatti propri! Pian piano arrivarono le prime richieste di amicizia di cerchie ristrette, poi richieste sempre più larghe, più larghe, più larghe… Negli ultimi tempi ho accettato chiunque, però i giochini mai, nessuno, almeno quello no! Tantissime volte mi venne la tentazione di cancellare il tutto, anche il virtù della scarsissima simpatia per il ricciolino e le sue politichette sui dati personali. Ogni volta, però, trovavo un qualcosa che mi sembrava valesse la pena di continuare a farci visita, seppur meno che mensilmente.
E’ stato un languire lentissimo e l’enorme rumore di sottofondo (con l’enormissima quantità di beoti che lo generano e vi si rotolano dentro) non giustifica più l’esserci. Così, tra quattordici giorni (pensa te, per vedere se magari uno si pentea), tornerò ad essere uno qualunque, uno che non è su FB.

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Personalmente

Mentre sui due sì a nucleare e legittimo impedimento sono certo, su quelli dell’acqua sono dubbioso.

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Facile alla commozione

Ieri mattina, nel campo da calcio prospiciente il mio laboratorio s’è tenuta una manifestazione per i 150 anni dell’unità d’Italia, organizzata dal locale complesso scolastico (a sua volta prospiciente al campo da calcio, circa).
Niente: è che vedere decine e decine di ragazzi e ragazze, tutti vestiti o di bianco o di verde o di rosso che interagivano appassionatamente con le “istituzioni” nazionali (Carabinieri, Protezione Civile, Alpini, Bersaglieri, Vigili…) mi ha commosso. Quando poi hanno cantato l’inno, tutti assieme ben disposti nel campo, m’è venuta la pelle d’oca.
Ho pensato che per fortuna ci sono loro, c’è la scuola pubblica, tanta gente che ci tiene allo Stato, perché a sentire di uno che dice che gli avversari puzzano, insomma, m’è venuta oltre la nausea. Proprio oltre oltre.

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Chi ha ragione?

Ti senti padre-vecchio-imbarazzato quando tua figlia sedicenne ti domanda, riguardo la guerra in Libia, “… ma chi ha ragione?”.

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Arrivano e non arrivano?

Ci ha sempre fregati l’antropomorfismo. Se, per un attimo, pensi che gli alieni:
a. potrebbero essere grandissimi (si pensi, ad esempio, al rapporto tra Terra e Giove, e si consideri un medesimo paragone nelle forme di vita) e ci considerano con la medesima considerazione che noi si ha della formica e del suo onorevolissimo universo;
b. potrebbero essere così piccoli che… basta che fai il paragone sopra al contrario.
Ne deriva che:
1. potrebbero non arrivare mai perché avrebbero poco spazio anche solo per atterrare
2. potrebbero esser qui da un bel pezzo, solo che non si sa cosa esattamente guardare, per via della dimensioncina.

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Imbecille

Detesto perdere il controllo. A volte, complice la stanchezza magari, capita. Bisogna farsene una ragione.
Ore 12.05, in statale, in colonna in auto. La fila inizia a muoversi, nella corsia opposta un tizio c’ha la freccia, vuol imboccare la stradina che incrocia la strada principale. Parto, parte anche lui. Lo vedo che non desiste e freno. Mi sbraccio, nell’auto, chiedendo il perché del gesto e in quel momento la vedo. E’ una mano alzata con un bel dito medio rivoltomi contro. Cioè: tagli la strada ad uno e lo insulti pure? Un attimo e il sangue ribolle: sterzo e gli vado dietro. E’ una stradina corta, va a morire in una piccola contrada, non c’è uscita. Nemmeno duecento metri e la Passat station grigio chiaro si ferma davanti ad un cancello. Blocco ed esco.
- Qual’è il tuo problema?
Il tizio fa: “Sei in colonna, perché non mi devi far passare”?
- Ma vuoi anche aver ragione?
Sino a quel momento, scombinato dalla rabbia, non l’ho messo a fuoco: sarà poco più di un metro e mezzo, non ci arriva nemmeno a verder bene fuori tanto che ha un grosso cuscino sotto al sedere. Mi guarda da dietro degli occhialini fini, è magro e sta tirando su il vetro. Continua a guardare se il cancello gli si è aperto. Mi fa pena.
- Se avevi fretta perché mi sei corso dietro? Chiede.
- Ma va là, imbecille…
Giro l’auto e me ne vado a casetta, a far da mangiare.

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