I want to belive

scie

scieLe scie chimiche sono gli UFO facili. Grazie ad un post comparso nella home di google+ (sarebbe saggio dare sempre un occhio alle impostazioni di un servizio, quando lo si attiva, o almeno darlo una volta ogni 6 mesi) mi son fatto un giretto tra i video di alcuni devoti del culto delle scie chimiche. Si può manipolare il contenuto di un video cercando di “forzare” l’interpretazione di alcuni tratti, però se lo fai in maniera troppo farlocca si coglie subito l’intento e ci fai una doppia brutta figura. Se poi però neghi anche l’evidenza, se tiri conclusioni tanto tanto tanto forzate, se vedi “aggressività” quando esasperi qualcuno e gli calpesti le palle be’, allora sei più di un fan, sei un vero cultista. Si vede che ci vuoi proprio credere a quella roba lì e te ne vuoi convincere. Sarebbe interessante incontrare qualche tipino del genere.

Poi mi son ricordato che uno lo conosco pure di persona. E mi son ricordato del suo ruolo all’interno dell’azienda per cui lavoro. E ho avuto paura.
Solo per un attimo, però.

Completata!

Dopo 4 anni di “duro lavoro” ho felicemente completato la raccolta di Dago Ristampa. Da un lato un filino mi dispiace: era un motivo per andare alle fiere dei fumetti. Ho ovviato iniziando la raccolta di due altre collane: Sandman* e The Boys. Consiglio vivamente la lettura di tale collana.
* Se qualcuno sapesse dove trovare una lista ragionata ed organica, facile da consultare, di suddetta pubblicazione farebbe una bella cosa indicarla qua (in italiano, però). Grazie

Bambole

Dopo diversi tentativi ho finito il primo romanzo letto interamente su una specie di e-reader(1): si tratta di “Bambole” di Akira Mishima(2). Il testo l’ho incontrato nella lettura del numero di gennaio di John Doe (guarda cosa si impara dai fumetti…). E’ un romanzo facile, si legge con gusto se può piacere una storia che mischia fantascienza, un po’ di sesso e di avventura, e qualche spunto interessante, compresi alcuni colpi di scena di un certo effetto. Mi piace l’idea della commistione tra diversi strumenti: il fumetto, il libro/tablet. Non ho fatto nessuna fatica a leggerlo (in quattro diverse sedute, mica in un anno) nonostante si dica, in giro, che leggere sui tablet stanchi molto.

1. Si tratta, in realtà, di un tablet da pochi soldi (169 euro, ma si trova anche a meno, adesso), lo Smart Pad 810c di Mediacom. Software usato per la lettura (dopo diverse prove): Moon+ Reader.
2. Akira Mishima è lo pseudonimo di Lorenzo Bartoli, anche creatore di John Doe.

Il mio benzinaio è differente

Ci conosciamo da anni, almeno venti. E’ un rapporto continuativo, seppur con incontri di brevissima durata: è il mio benzinaio. All’inizio aveva un suo esercizio, poi chiuso (non ho la minima idea del perché). E’ passato, come dipendente, in un altro grosso punto vendita. Da lì in quest’ultimo, da circa due anni, dove mi approvvigiono con costanza da quasi un anno, da quando hanno aperto anche alla vendita di gas. Ha sostituito il precedente poiché, pur essendo della stessa compagnia e con gli stessi prezzi, è gestito dalla più noiosa e lamentosa famiglia di benzinai che abbia mai incontrato.
L’attuale è sempre stato sul mio percorso per andare a lavorare, nei diversi esercizi che ha passato, tutto qua. Di lui so pochissimo: è sposato, abita nei dintorni e ha una convenzione con una ditta di noleggio. Ci salutiamo come fossimo vecchi amici ma nessuno dei due sa il nome dell’altro, per dire. Ci si prende in giro, senza mai esagerare, con naturalezza. Anzi, ieri ha esagerato. Stavo lavando (con i gettoni omaggio ad ogni tot euro di prodotti) la macchina della consorte, si avvicina e mi fa: “Finalmente ti vedo lavorare, per una volta”. Sorrido. Iniziamo a parlare dei sue due colleghi, molto più giovani di noi (dovremmo essere quasi coetanei) e di come uno dei due non sembri un fulmine di guerra: un bestione di vent’anni, più di un metro e novanta e probabilmente più di un quintale. E’ un ragazzotto simpatico, normalmente sveglio, normalmente normale. Il benzinaio fa: “Lo vedi: si muove nel suo metro quadrato di competenza, niente di più. Per il resto devo correre io. Anzi: correre non è un aggettivo che gli stia bene”.
E’ troppo forte il mio benzinaio.